Walter Noetico
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mercoledì 7 novembre 2018
lunedì 3 settembre 2018
lunedì 23 luglio 2018
Walter Noetico Il Sogno di Denis Diderot
New- Enlightenment Foundation
Copyright 2013
NOTA
Per
onorare la memoria di Denis Diderot per il terzo centenario della sua nascita
nel 2013.
Ho voluto
presentare questo breve romanzo, come fosse il ritrovamento di una suo inedito
manoscritto, accompagnato da una lettera, inviata alla sua amata Sophie
Volland, dove Diderot, racconta il suo sogno.
La
lettera è datata Parigi 20 Settembre
1769, pochi giorni dopo che Diderot aveva scritto: “Il Sogno di d’Alembert”.
Con
questa immaginaria scoperta letteraria, ho desiderato riportare in vita, la
contemporaneità dell’eterna universalità del pensiero del grande filosofo.
Walter
Noetico.
Lettera di
Denis Diderot a Sophie Volland
Parigi 20
settembre 1769
Mia buona
amica, nella mia ultima lettera del 11 settembre, vi avevo scritto che avevo
ultimato il Sogno di d’Alembert, e che quello che vi avrebbe stupito nonostante
l’antireligiosità del sogno, non ci fosse stata nessuna parola sulla religione.
Ma quello
che vi stupirà maggiormente mia amata Sophie, è che io ho fatto davvero un
sogno, che questa volta parla soprattutto di religione, forse sarà perché la
mia volontaria cavezza, che mi ha impedito di
parlare di religione nel sogno di d’Alembert, si è rotta, frantumandosi
in centinaia di pezzi, prodotti da una forza che si era accumulata e
imprigionata da troppo lungo tempo.
Ho
impiegato più di 7 giorni per trascrivere dettagliatamente questo sogno, che è
ancora più pazzo e conseguentemente spero più saggio di quello inventato per d’Alembert.
In questa visione onirica, io sono come proiettato nel tempo sia nel passato
che nel futuro, e anche nello spazio, perché i luoghi dove io mi trovo sono
sempre diversi.
Poi ci
sono personaggi molto singolari e, quello che succede è ancora più eccezionale,
come Gesù Cristo che ritorna sulla terra dopo 2013 anni, perciò nel futuro
quando io avrò esattamente 300 anni.
Non
capisco come mai il mio sogno sia andato nel futuro, spero che sia un sogno
profetico e, che il 2013, segni l’inizio della fine dell’epoca Cristiana.
E’ molto
strano che io sogni di Cristo, che come voi sapete, non né riconosco nemmeno la
sua realtà, perché non esiste nessuna testimonianza dei diversi storici del suo
tempo, sulla sua straordinaria e miracolosa esistenza, come asserisce anche il
mio amico Voltaire. Sicuramente ho
sognato di Cristo, perché la dottrina di questo personaggio letterario, governa
da secoli il nostro tempo e, le coscienze del genere umano.
Sembra
veramente che in questo sogno ci sia uno stato di eternità, perché i suoi
protagonisti sono sempre vivi anche dopo millenni e, ha inizio nel 313 a Milano
con l’imperatore Costantino 1°, mentre pronuncia il suo editto che legalizza la
religione Cristiana, e conseguentemente l’inizio del potere in tutto l’Impero
Romano della Chiesa. Anche se in realtà è nel 380 con l'editto di Tessalonica, emanato da Teodosio e firmato dagli
imperatori Graziano e Valentiniano II , che il Cristianesimo diventa
religione ufficiale dell’Impero, proibendo severamente tutti i culti religiosi
legati alle antiche divinità mitologiche.
Comunque
senza l’appoggio di Costantino 1°, che emanò leggi molto risolute in favore dei
Cristiani, la Chiesa, non avrebbe avuto il potere che ha avuto in seguito, su
tutto l’Impero Romano. Sicuramente il suo favore nei riguardi dei Cristiani, é
stato originato dall’influenza di sua madre Elena, la quale fece anche
costruire 2 chiese, e che il clero proclamò santa. E anche perché in seguito,
il Dio Cristiano era l’unico che lo potesse perdonare, per aver fatto uccidere
la moglie Fausta e il figlio Crispo.
Mi sembra
anche molto singolare, che io sia nato esattamente1400 anni dopo l’editto di
Costantino.
Voi
sapete quanto la mia mente sia razionale e, come ha sempre rifiutato ogni
disciplina come la numerologia, l’astrologia o altre panzane del genere, però
deve ammettere che mi ha sempre sorpreso la geometria e una certa regola
estetica della natura, come per esempio nei freddi inverni, i cristalli di
ghiaccio che si formano sui vetri delle finestre, sempre cosi nuovi e diversi
secondo l’umidità dell’aria e la temperatura, da far appassionare un geometra
come d’Alembert.
Sembra
che la natura abbia in se l’ordine di tutte le cose, e non fosse tutto così
casuale.
Il
personaggio chiave di questo sogno è una donna che si chiama Cristiana, ed è
senza dubbio il simbolo della
cristianità. Io invece appaio nel sogno, quello che ho sempre sognato di
essere: l’uomo della Liberazione, un antiredentore, anche se ho la stessa età e
le stesse sembianze di Cristo, sarà perché riconosco in questo personaggio le
mie stesse aspirazioni: quelle di migliorare l’essere umano.
Ma sarà
opportuno che voi leggiate tutto il sogno che vi ho scritto nelle pagine qui
accanto, così vi farete una idea più chiara di quanto vi sto narrando.
Ho diviso
il sogno in scene come se tutto si svolgesse in un teatro.
Sono
molto ansioso di conoscere il vostro parere, quando avrete finito di leggerlo,
anche se sono lieto di anticiparvi che questa onirica fantasia è passibile del
rogo. Per questo motivo vi chiedo la
cortesia di conservare voi questa lettera e questo manoscritto in un luogo
nascosto. Qui da me, rischio sempre che
la polizia possa fare una perquisizione.
Addio mia
tenera amica, se questo mio sogno vi farà rizzare i capelli non accusatemi, in
verità cosa esiste di meglio per me che intrattenermi con voi, e aprirvi tutto
il mio cuore? Addio, addio.
IL SOGNO DI
DIDEROT
PERSONAGGI:
Cristina : Simbolo della
Cristianità e della
Spiritualità
dell’Uomo.
Cristianità e della
Spiritualità
dell’Uomo.
Il Maestro : “Gesù Cristo”
L’Uomo della Liberazione: “Denis Diderot”
Il Poverello : “San Francesco
d’Assisi”
d’Assisi”
Cesare : “Simbolo del potere”
Pietro : “L’Apostolo fondatore
della Chiesa”
della Chiesa”
Monsignor Pastore : “Simbolo della
decadenza spirituale
decadenza spirituale
Scena No. 1
Epoca Romana.
313 d. C. Costantino I°,
pronuncia il suo editto che legalizza la Religione Cristiana, nell’arena di
Milano gremita di gente, ed esorta i sudditi ad abbracciare il Cristianesimo.
Scena No. 2
Nella
galleria di una lussuosa villa patrizia.
Cristiana una giovane e bella donna, è in piedi e
sta ammirando con un’espressione compiaciuta i busti di marmo e i ritratti in
mosaico alle pareti,dei suoi 33 antenati, da San Pietro al Papa San Silvestro
1°, disposti in ordine di successione.
E’ una bella mattina di primavera, il sole entra
dalle vetrate della galleria illuminandola.
Mentre la donna sta ammirando il recente busto in
marmo di San Silvestro, si accorge che gli abiti che indossa cambiano aspetto
di continuo, secondo le mode delle varie epoche storiche fino al 2013. Anche nella galleria i mosaici e i busti in
marmo dove sono ritratti i suoi antenati, si arricchiscono di altre 250
ritratti dei vari papi fino al 2013.
Anche la galleria cambia aspetto e la villa romana
si trasforma in una bianca villa palladiana, circondata da un parco a ridosso
di una collina, sopra la quale c’è una enorme sfera di luce.
Scena No. 3
Cristiana esce sgomenta e impaurita dalla galleria,
aprendo una porta che dà sul giardino e si dirige di corsa verso la luce della
sfera sopra la vicina collina.
Arrivata ai piedi della sfera, si siede per terra
come esausta con il fiatone e il viso sconvolto.
Dopo qualche secondo, ancora per terra alza il suo
sguardo verso la sfera e intravede in mezzo alla forte luce la figura di un
giovane uomo di circa trent’anni, senza vestiti.Il quale è intento a lavorare
sulla sfera.
- Che
stai facendo? – chiede lei ancora col fiato in gola.
- Non
vedi? – le risponde l’uomo senza guardarla, - Raschio via gli orpelli dalla
Liberazione.
- E tu chi sei? e perché non hai abiti?
- Io sono l’uomo della Liberazione, non ho bisogno di abiti.
- Che strano, io mai l’ho veduta prima d’ora quella cosa in cui stai lavorando …
- E
ora la vedi?
- Non mi riesce proprio, non distinguo nulla, c’è troppa luce, troppa nebbia, da dove viene?
- E’ qui, c’è sempre stata!
- Lavori
per qualcuno?
- No. – le risponde l’uomo guardandola,
- Perché
ci lavori allora?!
- Perché
è il mio compito farlo.
- Ma
poi a chi dirai della Liberazione?
- A
nessuno.
- Cosi
nessuno potrà vederla – gli mormora con rammarico.Quanto tempo impiegherai a
finire il lavoro?
- Tutto
il tempo che mi rimane.
- Però
la Liberazione non è tua?
- Infatti
è di tutti gli uomini liberi.
- Se
tu ne rivelassi la scoperta diverresti molto famoso.
- Io
non baratterò la Libertà con la popolarità. – dice l’uomo acceso – né la darò
in pasto alle fauci della speculazione culturale.
- Non
credo allora che qualcuno ti pagherà per questo tuo lavoro …
- Lo
so. – le dice l’uomo con un sorriso.
- E
non te ne importa? Perché lo fai
allora?
- Solo
come testimonianza per quelli che la troveranno – risponde l’uomo.
- E
perché? – aggiunge Cristiana -Tu ami molto la Libertà?
- Tutti
amano molto la Libertà, però non tutti riescono a pagarle il tributo che esige.
- Libertà – aggiunge – una parola che si presta fin troppo ad
essere equivocata.
- Che
cosa dici! – dice lei con arroganza- Libertà vuol dire scegliere.
- La
sola Libertà possibile è nella coscienza della Verità – le risponde l’uomo.
- Ma io sono Cristiana e sono nella Verità!
- Io credo invece che solo la libertà di pensiero, porti alla
Verità e, sono convinto che l’integrità morale derivi soltanto dalla ricerca
individuale della Verità. Solo così
l’uomo raggiungerà la Libertà
Scena No. 4
Nella chiesetta della villa,
suonano le campane. Alcuni fedeli si apprestano ad entrare in chiesa.
Cristiana, sta ancora seduta per
terra vicino all’uomo e alla sfera di luce.Si alza e si riassetta il vestito.
- Ora
devo andare in Chiesa, - dice calma – perché non ti vesti e vieni anche
tu? Oggi è il giorno di Pasqua!
- Io
non sono credente – le risponde l’uomo.
- Ti
ritrovo qui? – soggiunge lei.
Mentre la donna dice quest’ultima
frase, si accorge che due uomini si stanno avvicinando a lei. Un uomo indossa una tunica sgualcita e sopra
porta un mantello sfilacciato tenuto di sghimbescio sopra una spalla, la barba
incolta e i suoi capelli neri sono scarmigliati.
L’altro uomo più piccolo di
statura, cammina un passo in dietro, porta un saio e ha le mani asserragliate
nelle maniche, il suo viso è magro, pallido e glabro, la sua espressione è
quieta e rassegnata.
- Hai
visto?! Sussurra lei all’uomo con la
voce rattrappita nella gola.
- Sono
arrivati il Maestro e il Poverello. – sfiata tremolante.
- Gli
ho visti lo so, - le dice l’uomo girandosi verso i due i quali si fissano senza
alcuna sorpresa.
L’Uomo e il Maestro hanno il viso
identico come fossero due gemelli; la sola differenza sta nella barba del
Maestro.
- Finalmente
siamo arrivati! – sospira grave il Maestro.
I due uomini si siedono per terra
ai piedi della sfera di luce.
- Sono
due mila anni che aspetto questo momento. – dice il Maestro con un lieve
sorriso sulle labbra, rivolto all’uomo della Liberazione.
- In
che anno siamo adesso?
- Siamo
nel 2013 dopo il tuo evento naturalmente.
– Le risponde l’uomo.
- Sai – continuò il Maestro sempre rivolto all’uomo – lì dalle mie parti due mila anni fa, aspettavano tutti non so da quanti secoli il Messia. Anche il popolino lo diceva, diceva che certi antichi profeti l’avevano annunciato, così pensai … - dice con fare assorto e circospetto – perché non posso farlo io il Messia? .. Beh, mi venne addosso una di quelle febbri spasmodiche che non ti dico! Meditai e meditai a lungo sulla situazione e cominciai gradatamente a calarmi nella parte, fino in fondo! Era così eccitante! Bada bene non era mica uno scherzo assumere il ruolo del salvatore, lì c’era da rischiare la vita! Certo era, che ero pieno di entusiasmo e per forza di cose finii col crederci io stesso ciecamente! Ciecamente – ripete il Maestro con enfasi. – Io credetti nella mia missione; e poi lo sai com’è, da giovani si è un po’ pazzi, e delle volte si vuole strafare.Comunque io sognavo qualcosa di veramente grande che mi togliesse dalla mediocrità … Già poi non ci fu più scampo. – mormorò scorato – E’ che si tenta sempre, sai anche le frustrazioni a volte … io non l’ho mai avuto il padre … però ero sincero! E adesso?
- Con
la coercizione dello spirito umano hai fornito dei presupposti grandiosi al
potere – gli dice l’uomo con un leggero rimprovero, sempre continuando il suo
lavoro – non era questo che volevi?
L’hai detto tu che chi non crede in te non avrà vita eterna, perciò bene
o male si sono adeguati.
- Tu no però! – risponde svelto il Maestro ed è strano mentre lo dice, non è chiaro se prova gioia o stizza.
- Tu no però! – risponde svelto il Maestro ed è strano mentre lo dice, non è chiaro se prova gioia o stizza.
L’uomo allora sorride un po’ per
suo conto.
- E
poi son tutte quante menzogne! – Continua il Maestro con asprezza – tu lo sai
meglio di me che sono tutte balle – replica meno duro – ne hanno inventate
tante dopo la mia morte, mi gonfiarono come un pallone dopo! Prima ti ammazzano e dopo ti fanno
risuscitare. Succede sempre così,
sempre così succede che in principio non ti capiscono e tanto meno ti accettano,
e di sicuro non cercano di discutere le tue idee, e tanto meno apprezzano
quello che potrebbe essere utile al comune progredire! Quel che temono è la sollevazione di popolo,
vedono fantasmi di rivoluzione dappertutto, perciò ti ammazzano e creano il
feticcio del martire!!! Dopodiché ti
schiaffano in pasto alle nuove generazioni col buono e col cattivo, tanto
nessuno oserà più contestarti: ormai sei Dio!... Infine condiscono il tutto con varie salse tipo miracoli .. Ed ecco pronto il super lecca-lecca per il
popolo. Cristiana fissa il Maestro
allibita e come inebetita, subito dopo sviene.
Scena No. 5
Nella Villa Palladiana
E’ sera, la villa e il parco sono illuminati. All’interno nella villa è in corso una festa mascherata, i numerosi ospiti indossano i costumi delle varie epoche della storia dell’uomo. Da duemila anni fa fino a oggi.
Cristiana, indossa abiti romani e sta ballando con
un uomo vestito da Cesare il quale ha le stesse sembianze di Costantino
1°. I due sono visibilmente innamorati.
Il salone da ballo e tutta la casa sono arredati
nello stile di Luigi XVI, così anche gli abiti dei musicisti dell’orchestra.
- Mi
ami amore? – dice lei come rapita.
- Potrei
non farlo? – risponde l’uomo vestito da Cesare – Tu sei talmente bella e
desiderabile – dice passandole le dita sulla bocca, e lentamente sul
collo. – Ti amerò sempre, e tu?
- Sai
che cesserà prima la vita. – Gli
mormora emozionata. – Tu cosa pensi sarà bella la nostra vita?
- Meravigliosa
amore, sarà meravigliosa – dice l’uomo vestito da Cesare, baciandole il collo.
- E’
meraviglio stare sempre insieme? E’
cosi dolce dormire insieme, svegliarci e trovarci accanto tutte le mattine,
ogni momento della notte, ogni giorno tutti i mille istanti …
Il minuetto che stavano ballando
finisce.
Un gran ricevimento – dice lui –
davvero una bellissima serata. – E
prendendola per mano, - vieni andiamo al buffet, tu non hai fame?
I due si avvicinano sorridenti e
felici al buffet.
- Lo
sai – dice lei fattasi improvvisamente seria.
– che ci sono due categorie di uomini?
Quelli liberi e quelli non.
- A
noi cosa importa! – fece lui non curante, prendendo una tartina dal vassoio –
qui pane ne abbiamo in abbondanza, guarda che splendido buffet è veramente
splendido.
Lei si guarda intorno sentendosi a
disagio per la risposta evasiva di lui.
Ed è cosi che coglie il morbo in fallo, una strana e mostruosa figura
con due gobbe una sul petto e l’altra sulla schiena e con la faccia piena di
bubboni, saltella nel salone in mezzo agli ospiti ignari di tutto. E mano a
mano che si diffonde, le facce e le mani degli ospiti diventano bianche a
macchie blu con bubboni rossi.
- Bisogna
uscire all’aria – urla terrorizzata!!!
- Vuoi
della mousse al salmone? - dice lui
sorridendo, pieno di bubboni.
Scena No. 6
Roma Basilica di San Pietro
Siamo sempre in primavera, il
cielo minaccia un insolito temporale.
Cristiana è seduta sul gradino
dell’altare al centro del ciborio del Bernini.
La Basilica è deserta, vicino a lei siede l’Apostolo Pietro in abiti di
duemila anni fa.
- Vedi
Cristiana – dice Pietro con tono paternalistico, - io non ho cercato dei motivi
per non credere più in Dio, non è solo per il fatto che la Chiesa mi ha
deluso.Sarebbe stata una conseguenza fin troppo semplicistica, una sorta di
rivendicazione psicologica capisci?
Come succede a quelli che in qualche modo si sentono talmente provati e
maltrattati da Dio, da essere indotti a negarne l’esistenza. A vendicarsi
insomma. E’ che mi sono scoppiati dei
piccoli focolai nella mente. Quest’idea mi ha torturato e ossessionato a lungo
e un giorno mi dissi: come posso io parlare agli altri di Dio con tale assoluta
certezza, quando la mia sta vacillando?
Ecco perché ho abbandonato la
Chiesa, non ero più a mio agio … mi sembrava anzi di sostenere un ruolo
arbitrario. Io nella mia condizione di Vicario di Dio mi sentii in colpa, mi
parve che quella condizione si svolgesse e prosperasse unicamente su di un
fatto di coscienza com’è la religione, appunto! Mi sono reso conto che è un caso di coscienza collettivo, Dio
stesso è un caso di coscienza, e sai una cosa?
Posso dire con questo, di aver dato un nome a tutte le mie motivazioni.
Cristiana con l’espressione del
viso sorpresa e addolorata, fissa Pietro con gli occhi spalancati. Il cielo si è oscurato.
- Vedi,
- continua Pietro, - mi sono chiesto spesso perchè noi uomini dovessimo
accettare categoricamente, ogni sorta di limiti e di inibizioni proprio sopra i
temi fondamentali dell’esistenza. Io
penso che in questo caso Dio stesso cadrebbe in contraddizione: avrebbe creato
l’animale-uomo con un cervello così evoluto e singolare, per poi impedirgli di
usarlo per le sue conquiste di conoscenza?
- Pietro! Ci sarà una soluzione? – dice lei.
- Mah
– risponde Pietro – riemergendo da un lungo silenzio, - credo che sarà molto
difficile e doloroso, come uno scorticamento.
In un certo senso è molto più confortante soggiacere a l’idea di Dio,
come in preda a una febbre sottile con la quale si convive senza problema
alcuno.
- Ma
tu sei Pietro! – esclama la donna con un cenno di ribellione, - ti ricordi cosa
ti disse il Maestro: “e su questa pietra fonderò la mia Chiesa.”
- Certo
io sono Pietro, ma sono passati duemila anni da allora, e la Chiesa che ho
fondato non è più la Chiesa di Cristo,da altre 1600 anni,da quando la Chiesa è
diventata religione ufficiale di tutto l’Impero Romano, e soprattutto,dopo il
decreti di Teodosio nel 391,dove la Chiesa si è imposta con la più brutale
violenza sui popoli, con orrende pene di morte e confisca dei beni, a chi
riconosceva altre divinità.
Il Maestro disse anche che
bisognava lasciare a Cesare le cose di Cesare, invece questo non è accaduto per
la Chiesa, perché quando ha avuto il potere si è comportata come si sarebbe
comportato Cesare, nell’eliminare tutti quelli che si opponevano alla sua
legge.
A parte questo – continua Pietro –
il mio modo di pensare e differente da quello di allora, ora credo che
l’origine di ogni forma vivente non dipenda più dalla volontà di un Dio, ma da
un fatto evolutivo ed eterno dell’universo.
Ad un tratto escono da un lato
della basilica le figure trasparenti dei circa 250 Papi della storia della
Chiesa che indossano i paramenti delle
varie epoche storiche. Ognuno cantando
un inno liturgico, occupa il suo posto intorno al ciborio, dopo un po’ il
ciborio è tutto accerchiato dai pontefici.
Il primo cerchio di pontefici intorno alle colonne a tortiglione è
sospeso da terra qualche centimetro, l’ultimo di alcuni metri, i cerchi sono in
una scala digradante, come un’ anfiteatro romano.
Mentre i pontefici continuano a
cantare, Pietro si alza andando al centro dell’altare, si gira e rivolto verso
Cristiana seduta, e verso i Pontefici, dice con un certo fervore:
- Vedete
io non voglio eliminare il concetto di Dio a tutti i costi! … Ma voglio essere
obiettivo e sincero il più possibile, e poi se ci pensiamo bene, cosa c’entra
la nostra spiritualità con l’organizzazione coercitiva e capillare della
Chiesa? Che cosa si può dire di un ente
che non regge al giudizio di un’analisi appena approfondita? Che fonda le sue radici e il suo dominio nei
misteri inviolabili? In un processo per
plagio quale giudice imparziale accetterebbe come prova il mistero, e in ogni
caso con quale diritto si può manipolare la presente inquietudine dell’uomo
davanti a certe incognite esistenziali?
Anche se bisogna ammettere che la Chiesa, attraverso la coreografia
spettacolare dei suoi riti, raggiunge largamente lo scopo. Inchiodati dalla suggestione, rimaniamo lì
impotenti! Ma se appena esiste una
volontà di riflessione, inevitabilmente ci accorgiamo che di tutto quello che
ci avevano dato non rimane che uno sgomento crisalideo. Non avevamo le ali! – dice con gli occhi
pieni di stupore, - Noi le ali non le avevamo per niente.
- Ma.
– continua Pietro più calmo, mentre il coro dei pontefici è incessante. – Se si vuole dare il nome di Dio
all’esistenza, intesa nel suo significato più totale, alla natura, all’uomo
stesso, all’essenza del suo essere, all’universo, all’amore, all’infinito,
all’eterno. Allora questa è un’altra
cosa, è un concetto che va bene. Comunque, non dovrebbe in ogni caso chiamarsi
Dio; perché Dio significa soprattutto potere sull’uomo, significa governo,
condizione, giudizio, dipendenza.
- E
come si potrebbe chiamare? – chiede lei.
- Non
lo so, in nessun modo io credo. Non ha
importanza … io penso che il senso delle cose stia nelle cose stesse e non nel
loro nome. Ad ogni modo, se un uomo è
fissato sull’idea di Dio, se ci crede o
vuole crederci ad ogni costo e se proprio non può farne a meno, sono
dell’opinione che debba farlo in una forma individuale, intima, lontano dalla
degenerazione di gruppo e da tutte quelle forme di culto esteriore, dove più
che una reale aspirazione all’autenticità, vige un’ automatismo di regole e
ritualismi legati soprattutto alla gerarchia e alla politica.
I Pontefici continuano a cantare
il loro inno liturgico con più vigore.
Il temporale si scatena, scende una pioggia molto forte. Pietro è sempre in piedi al centro del
ciborio, di fronte Cristiana è seduta sui gradini dell’altare, completamente
nuda, la sua espressione e il suo portamento sono come pietrificati e guarda
con gli occhi sbarrati Pietro.
Nessuno si cura della
pioggia. Una forte luce illumina
Cristiana. Alle sue articolazioni sono
legati dei lunghi fili da marionetta.
- Io
non sostengo – dice Pietro con enfasi – che gli altri uomini siano molto
migliori e del tutto puri – dice puntando il dito e guardando i pontefici. –
Comunque almeno …. almeno non proliferano sfruttando ad ogni piè sospinto il
nome di Dio!
Questo Dio chimerico! E poi-dice accalorato – poiché sono un
individuo che fa parte di queste strutture, che lo voglia o no! Sono costretto, a vederle, a subirle e a
riscontrarne gli effetti, mio nonostante!
…. D’altra parte i tempi sono cambiati e non posso andare in giro a farmi
giustizia da solo.
- E
allora, - dice Cristiana, con tono molto preoccupato – che cosa farai?
- Come
farò? … Troverò un sistema, almeno tenterò! … Tanto per non essere uno dei
tanti, a cui basta avere la pancia ben piena e che della condizione umana se ne
infischia. Io devo conservare il senso
dell’universale! No come quei cadaveri
viventi che scaldano a vuoto il loro banco, pesano a morto sulla terra,
intralciando la strada della crescita morale e intellettuale dell’uomo.
A questo punto, due pontefici che
erano alle sue spalle, scendono a terra al livello di Pietro e lo afferrano
dolcemente per le braccia, Pietro cerca di divincolarsi dalla stretta
immateriale dei due, senza riuscirci, allora si mette a gridare continuando il
suo discorso:-
- Come
un immenso gregge di pecore ottuse e stupide, costruite di opportunismo e prive
di carattere, capaci solo a farsi menare dai pastori e dai loro cani e alle
quali infine, viene tosata fino all’ultima ciocca la volontà!
Finito di parlare, anche il coro dei
pontefici finisce, e Pietro tra i due pontefici trasparenti e immateriali
diventa a sua volta trasparente e immateriale.
Dopo qualche secondo, tutti i pontefici compreso Pietro spariscono. Rimane solo la giovane donna invasa dalla
luce, immobile e impietrita con lo sguardo fisso.
Scena No. 7
Verso l’inizio del 13° Secolo
Al posto della villa palladiana c’è un castello.Da un portone del cortile del castello, esce un corteo guidato da un vescovo coperto da un baldacchino color porpora e sorretto da quattro prelati, seguono degli uomini incappucciati che tengono incatenato un uomo seminudo, il quale si sorregge a malapena sulle gambe, il suo corpo e il suo viso sono martoriati.
Il posto dove sorge la sfera luminosa rimane
immutato, come un’isola fuori dal tempo.
L’uomo della Liberazione, il Maestro, il Poverello e la giovane donna,
sono ai piedi della sfera e guardano in piedi con molto interesse il
corteo. Cristiana, indossa un abito
dell’inizio del 13° Secolo. Il lungo
corteo si ferma di fronte a una catasta di legna. Gli uomini incappucciati trascinano a forza l’uomo incatenato
sopra la catasta di legna e lo legano.
Il vescovo benedice l’uomo, dopo viene dato fuoco alla legna.
- Ma
che stanno facendo!!? – esclama gridando il Maestro.
- Stanno
giustiziando un eretico! Un traditore della fede! Un tuo traditore.
- Risponde
la donna – Oggi- aggiunge, - santifichiamo il tuo nome e la santa Pasqua con
questo sacrificio, oggi nasce la santa inquisizione la quale durerà molti
secoli e tutelerà la Chiesa dalle eresie – conclude con alterigia.
- Pazzi! Pazzi criminali! – Grida il Maestro. E dopo qualche secondo, - Certo chi pensa
più a vendicare gli innocenti morti – dice lugubre il Maestro – Io ho un trono,
– grida il Maestro – che spunta sopra mucchi sterminati di cadaveri! … Sotto al
mio trono, – grida ancora più forte – ci sono più assassinati che martiri! Ma già per tutti voi, – indicando la folla –
la corruzione è scontata e irrilevante, del tutto naturale.
- Che
cosa dici, - dice Cristiana con alterigia, - tu non ti rendi conto e stai
bestemmiando, eliminare gli eretici è un compito sacro, per la vittoria della
tua Chiesa, per la tua vittoria.
- In
verità ho perso. In verità per queste
tue parole ho perso! – dice il Maestro con acredine – Io non ho ancora capito
che senso danno gli uomini alla loro vita.
Gli stupidi e i deboli si aggrappano alle illusioni! … I più evoluti si
associano di buon grado al sistema del potere.
Tutti coloro che hanno qualcosa da perdere o soltanto un letargo da
conservare, sussultano e tremano a ogni spirar di vento che porti un eco di
innovazione. Sempre la stessa storia!
- Hai
perso il senso della tua dottrina?
- Io
ti dico che chi si adagia su un qualsiasi credo tramandato e preesistente a quello
attuato con la propria libera ricerca interiore, si adagia sopra una fede
sterile e letale.
- Maestro,
- dice altezzosa con audacia e risentimento – Tu sei prevenuto e in errore,
forse ai bisogno di cure mediche, non puoi ribaltare il mondo e quello che ci
hai insegnato, non puoi distruggere tutto i costumi, la morale, tutta la nostra
civiltà.
- Mi
pare che questi insegnamenti non siano riusciti a migliorare l’uomo. Mi sembra invece che
gli impediscono di dare il meglio,
di essere nel meglio.
- Rinneghi
tutto allora, - le dice lei con voce aspra e di rimprovero.
- Certo,
anche la mia resurrezione e la resurrezione della carne, - dice il Maestro con
non curanza. – L’hanno inventata
apposta per fare colpo sul popolo arretrato e superstizioso.
- Tu
ci hai portato l’amore e l’uguaglianza.
- Si,
guarda che amore! - Grida il Maestro
infuriato indicando l’arso vivo che si contorceva tra le fiamme del rogo –
Guarda che amore, - ripete – Io invece ti dico, - prosegue un po’ più calmo –
che ho fabbricato soltanto dei sogni per i diseredati della vita, a certi ho
messo il giogo, e a altri ho rilasciato la licenza per le più totali iniquità.
- Vedi
come t’inganni, - gli dice lei – Tu non hai più lucidità mentale! Mi devi credere perché tu sei Dio è sei
risorto. Se fosse come dici, altri l’ho
avrebbero detto.
- Si,
- replicò il Maestro con lieve ironia – Guarda quel poveretto appena ha avuto
l’ardire di contestare qual cosa!
Adesso è li che sta bruciando.
Scena N° 8
Vicino alla Sfera luminosa.
L’uomo della Liberazioni è in
piedi che lavora sulla sfera, ogni tanto la sua immagine scompare nel
baluginare della luce. Il Maestro, il
Poverello e Cristiana, sono in piedi vicino alla sfera. Tutti e tre, sono intenti
a guardare nella pianura un uomo vestito da vescovo, che precede un enorme
gregge simile a un fiume dagli argini sfiancati e ondeggianti, dove dei cani
neri con collare bianco cercano di riarginare alla meglio e di continuo il
gregge. Il pastore e il gregge stanno
andando dalla loro parte.
- E’monsignor
pastore! – esclama Cristiana con gioia.
E guardando il Maestro. – E’ uno
dei tuoi seguaci!
- Seguace??!
– dice il Maestro, in tono bellicoso.
- Vedrai,
- incalza lei senza badargli, - è molto bravo e dolce e anche molto saggio, lui
ti dissuaderà vedrai, ti convincerà che sei in errore … e ti farà sapere quanto
la tua dottrina sia potente.
- Ah
lo so! Che quello che tu chiami la mia
dottrina: che poi non è la mia vera dottrina, - dice il Maestro con un risolino
da rapace. – Governa in lungo e in
largo da due millenni! Ma che cosa sono
due millenni al confronto dei milioni di anni che restano alla terra e
all’uomo? Due millenni non sono
niente! Sempre che l’uomo non si
distrugga prima, e con i presupposti che ci sono sarà molto facile.
- Certo,
- aggiunge con sdegno – e chi si sogna di negare la potenza che tu chiami la
mia dottrina?! Il suo bell’arbitrio
indiscusso e indiscutibile. Mi
sorprende invece che ogni uomo nasca con un cervello formato in modo unico,
indipendente e irripetibile in natura.
Questa è la sola traccia che ci conduce alla sua origine libera,
incondizionata e casuale. Tu a queste
cose non ci pensi? – le dice con sarcasmo.– Eppure ne sono passati di filosofi
e di pensatori sulla terra. Ma a cosa
serve all’uomo avere una intelligenza progredita, se si lascia impastoiare
senza battere ciglio come un animale da soma.Come mi sono sbagliato, - dice con
desolazione.
- No,
tu no, - gli dice lei accesa. – Tu non
sei uno qualunque, tu sei Dio.
- Dio,
sempre Dio! – dice il Maestro sbuffando d’impazienza. – Dov’è Dio? Io non l’ho
mai visto.
- Che
cosa importa! Tu parli e parli, oramai
non sai più quello che dici.
- Parlo
per amore, per verità parlo, - risponde lui sperduto.
Il pastore si avvicina a loro,
attorniato dal gregge che continua belare nei suoi movimenti sbandati, i cani
continuano ad abbaiare cercando di riordinarlo. Il pastore grasso e rubizzo, sorride benevolmente ai tre e alza
la mano inguantata e inanellata per benedire.
- Oh,
Monsignore! – sussurra lei con il viso radioso di gioia.Il Maestro si fa avanti
di due passi, livido in faccia con la vena della fronte che gli pulsa.Il
Poverello, anche lui si avvicina, con gli occhi smunti e liquidi e con gli
zigomi arrossati. L’uomo non fa caso a nulla, indifferente e impassibile
continua il suo lavoro sulla sfera. Le
pecore continuano a belare in modo sempre più intollerante.
- Dov’è
che vai? – grida il Maestro.
- Non
vedi? – gli sorride il pastore con mitezza, - Porto a tosare il gregge.
- Non
è di queste pecore che io parlavo! - grida con ferocia il Maestro.
- Perché?
– chiede il pastore seccato – La lana rende bene.
- E
le anime?
- E’
tutto conglobato, no? – risponde il pastore ridendo divertito.
- Bastardo! Bastardo schifoso! Bastardo sanguisuga. – grida il Maestro con più ferocia.
- Cosa
ti prende? Brutto straccione
pidocchioso, come osi. – gli ringhia il pastore di rimando – Che cosa vuoi da
me sacrilega, levati dai piedi, fammi passare pezzente!
- Non mi riconosci più
eh?! – dice il Maestro incandescente – Io un’altra volta vi ho scacciati via
dal tempio, mercenari impostori, cancro dell’umanità.
Il pastore fremente per lo sdegno
alza il suo pastorale d’oro per colpire il Maestro.
- Vieni
qui. – dice tra i denti – Vieni avvicinati se hai il coraggio! Puzzone ciarlatano, sporco!
Il Maestro, con la vena della
fronte sempre più rossa e turgida, si slaccia la cintura della tunica per
avventarsi contro.
- Fermati!
– interviene il Poverello, trattenendolo con forza per il braccio.
- A
che serve Maestro? – gli dice – Finché ci saranno pecore, ci saranno anche
pastori.
- Hai
paura, eh. - ghigna il pastore, ancora col pastorale alzato.
- Maledetto!
– mormora il Maestro, esangue bianco come morto.
- Ma
vai al diavolo! – ringhia il pastore, riprendendo a camminare lisciandosi la
veste.
Scena N° 9
All’interno della bianca villa palladiana.
Cristiana è sempre terrorizzata dal dilagare del morbo, il quale continua aggirarsi tra gli ospiti ignari ormai tutti contagiati e pieni di bubboni, i quali continuano la loro festa indisturbati. Lei cerca con gli occhi una via d’uscita, ma e come paralizzata, cerca di muoversi e di fuggire, ma i suoi piedi non vogliono staccarsi dal pavimento.
- Amore,
- le dice l’uomo vestito da cesare – prendi almeno dei dolci.
- Io
non ti riconosco, - le dice lei piena di rabbia e di terrore – devi lasciarmi
andare.
- Noi
ci amiamo molto, - dice lui senza udire quello che diceva e riempiendo due
coppe di champagne – brindiamo alla nostra felicità! – esclama porgendole la
coppa. Lei prende la coppa suo malgrado
e si impone la calma.
- Cosa
pensi di Dio e della religione? - gli
chiede allora con un leggero tono ironico e di sfida.
- Noi
siamo Dio e la religione, - le risponde sorridendo –
- Noi,
- dice lei assorta – chissà quale realtà viviamo, una realtà che non ci
permette l’introspezione.
- Vieni
cara, sorridi. – dice lui senza farle caso, trascinandola nella cerchia dei
loro ospiti. Lei li guarda e di
ciascuno vede le facce e le mani piene di chiazze bluastre e di bubboni, tutti
le sorridono e pronunciano parole che a lei suonano afone.
- Chi
ha potere è sempre amato. – le dice l’uomo vestito da Cesare.
- Ma
tu credi in Dio? – gli chiede.
- A
noi che importa credere, è invece importante che ci creda il popolo, è questa
sua fede che ci permette di dominarlo e, di sfruttarlo a nostro piacimento.
Quello che conta è che credano che noi siamo sacri.
Scena N° 10
Sempre all’interno della bianca villa palladiana.
Al centro del grande salone dei
ricevimenti, c’è un enorme letto a baldacchino, intorno al letto quattro
candelabri accesi e delle corone funerarie per terra. Cristiana, è distesa sopra il letto.
- “Sono
morta.” – pensa dal letto. E si vede
con l’agonia che le capovolge gli occhi, si vede terrea, con la smorfia della
morte in viso.
- Amore,
perché non mangi nulla? – le chiede l’uomo vestito da Cesare dal buffet, ancora
con lo smalto intatto, ad eccezione delle chiazze dei bubboni.
- “Sei
morta.” – pensano di lei l’uomo della Liberazione, il Maestro e il Poverello
intorno al suo letto apparsi improvvisamente in trasparenza.
- Qui
sei morta.” – continuano i tre con acredine pietosa.
- “Il
tributo!” – pensa ancora lei, - “bisogna pagare il tributo.” pensa;
- “Sono
morta?” – chiede con gli occhi all’uomo della Liberazione, piena di
disperazione e, mentre chiede ha un guizzo di ribellione. – “Sono morta? Sono morta? – ripete in preda all’agonia
all’uomo della Liberazione che si è
chinato sul letto.
“Ecco la mia dissacrazione, non la
capiranno e non l’accetteranno mai! E
poi come potrebbero? .. La loro mente è come l’acqua di un fiume che da sempre
scorre in un letto dagli argini troppo alti, perciò nessun nubifragio o
corrente, o moto innovatore riuscirà a riportarla fuori, quell’acqua
imprigionata da quei suoi ciechi argini.
Gli uomini creano sempre dei motivi per giustificarsi dalle
sopraffazioni, per renderle plausibili!
Chiamano in aiuto le parole come amore, affetto, bene, solidarietà,
salvaguardia del benessere altrui! … Con le parole gentili e con i sorrisi
mirano unicamente a conservarsi intatte le proprie posizione … Mai rinunceranno alla stima esacerbata di se
stessi, alla collocazione del proprio ego …
Mai vedranno i sintomi di cedimento nelle loro perfette
costruzione! Cosa vuol dire
ribellarsi? Forse vuol dire proprio
cercare la verità. Invece trasferiscono
a torto anche sui loro figli l’istinto di una conservazione primitiva e
fasulla. Non vogliono degli individui
innovatori! Vogliono solo delle copie
perfette. La giovane donna, si guarda
intorno e vede con una espressione di terrore i suoi ospiti pieni di bubboni, che le sorridono mentre si stanno
avvicinando tutti intorno al letto.
L’uomo vestito da Cesare è già dietro di lei che sghignazza, mentre ha i
fili in mano tirati, tenta di muovere le articolazioni della donna ma non ci
riesce, allora tira più forte con rabbia, ma i fili gli si rompono nelle
mani. Nel medesimo istante gli ospiti,
il salone e tutto quello che la circonda si dissolve lentamente nel nulla.
Lei tenta di aggrapparsi all'Uomo
della Liberazione.
- “Mettimi
in salvo!” – pensa, ma è come se stringesse l’aria.
Scena N°11
Roma piazza San Pietro
Ora Cristiana e il suo letto si
trovano al centro della piazza tutta gremita da molte cattedrali di diversi
stili architettonici, le cattedrali sono tutte dorate e splendono sotto il
sole. Cristiana si siede sul letto,
guarda tutto intorno con l’espressione di chi si è svegliato dopo un lungo
sonno, ha gli occhi semichiusi abbagliati dal luccichio delle cattedrali. All’improvviso il cielo si oscura quasi
completamente, lei ha l’espressione un po’ sgomenta, una pioggia silenziosa
trattenuta e guardinga scende sulla cattedrali, poi diventa sempre più forte e
scrosciante. Le cattedrali incominciano
a sgretolarsi sotto la forte pioggia, fino a diventare un ammasso di poltiglia
fangosa.
La giovane donna guardando la fine
delle cattedrali e i grandi rigagnoli di fango e oro scorrere vicino a
lei. Pensa:-
- “Come
quando ci si risveglia dopo un lungo, lunghissimo torpore durante il quale idee
e luoghi comuni, non necessariamente propri e voluti si sono avviticchiati
contro, intrecciando a iosa le loro fitte ramificazioni sul nostro stato
immobile e passivo, fino a radicarsi in un’unica inscindibile matrice. Può accadere che si scopra un giorno, che
questi tralci tenaci e ostinati crescano sulla nostra pelle e che su di essa
proliferano come un specie di immenso lichene, che assimila e ingoia avidamente
ogni nostra stilla di vitalità, indebolendo spesso fino a sgominarla la ricerca
della nostra identità. – dopo qualche secondo pensa: - “Molti risvegliandosi,
ritengono ormai impari la lotta. Molti non si risveglieranno mai e non avranno
mai nessuna cognizione di se stessi. Moltissimi altri intravedendo una breccia
non se ne curano, paghi del loro accovacciarsi rassicurante. Alcuni ingaggiano la lotta, ma cadono a metà
sotto i loro stessi colpi di compromesso.
Scena N° 12
Vicino alla Sfera luminosa.
L’uomo della Liberazione sta
lavorando sospeso a mezz’aria, su una superficie di un lato della sfera
luminosa.Il Maestro, il Poverello e Cristiana, sono seduti ai piedi della
sfera. Le loro figure sono immerse
dalla luce.
- Maestro,
- dice lei sommessa con gli occhi sbarrati – tu sei morto per liberarci, per
salvarci!
- Sono
morti in tanti per le loro idee, durante i secoli, e non per questo li hanno
chiamati Dio.
- Ma
tu sei risorto a differenza!
- Risorto? Per andare dove? – dice sprezzante con lo
sguardo duro.
Lei abbassa gli occhi per qualche
secondo, poi si fa un po’ più aggressiva.
- Tu
ce l’hai detto. – dice.
- Non
vedi, - dice il Maestro con molta pena – ti hanno carpito l’innocenza!
- Ho
pietà di tutta la tua tragica speranza. – le dice freddamente. Poi dopo qualche secondo di silenzio.
- Chissà
perché, - dice il Maestro meno freddamente - agli uomini è più facile dar da
bere delle frottole, che la verità.
- Ma
cosa ti hanno fatto, - dice lei prostrata – non capisci che bisogna credere, Tu
stesso ce l’hai detto, abbiamo bisogno di credere in qualcuno! La fede è una forza.
- E’
per questo che gli uomini non saranno mai protagonisti della loro vita. – dice
il Maestro duramente.
- Ora
vorresti toglierci ogni cosa? – dice lei con affanno.
- Perché
non incominciate a credere in voi stessi?
Povere marionette con i fili allentati. – dice il Maestro con tristezza.
- Ci
è indispensabile una fede. – dice lei quasi piangendo.
- Fede!
– urla il Maestro rosso dalla rabbia. –
Mi parli di fede ma quale fede?! E’
diventata un pezzo da museo, una sorta di referto archeologico polveroso, la
tua fede, un reperto da poter far sfoggio nelle grandi occasioni, come una
fantasmagoria di illusioni da proiettare sopra un grande scenario deserto. Dopo alcuni secondi di silenzio, il Maestro
dice calmo:
- Invece
lui, lui si! – dice il Maestro indicando il Poverello – E’ stato veramente un
mistico, una delle rarissime eccezioni nella storia della Chiesa.
- Il
Poverello con gli occhi umidi guarda con un leggero sorriso il Maestro, e dice:
- Non m’incensare che non mi sembra il caso.
- Scherzi?! Tu sei stato uno dei pochi che sia stato
coerente con la mia dottrina, anzi tu sei stato il migliore di tutti, intorno a
te non c’è mai stata nessuna ombra di falsità o di iniquità!
- Non
mi sono neanche sciupato tanto a fare del bene. – dice sommesso il Poverello.
- Come!
– esclama il Maestro pieno di fervore.
– Se eri povero ed umile e con le mani pulite, questo ti sembra poco?! …
- Un
inetto. – mormora il Poverello sorridendo debolmente e molto abbattuto, -
Perché non dici invece che ho approfittato della carità altrui per non morire
di fame? - dice dopo due secondi un po’
più su di tono.
- Meraviglioso! Perfetto!
Esemplare! – dice con enfasi il Maestro, con gli occhi che guardano il cielo
e le braccia rigide verso terra.
- Piuttosto
comodo e un poco vile …
- Ah,
non vorrai declassarti ora?! – dice il Maestro in tono di rimprovero e un po’
offeso.
- Se
ci penso, - dice il Poverello con più forza, - in fondo mi vergogno … crea
tutto un circolo vizioso – dice guardando il suo Maestro con rammarico, -
perché colui che ci fa la carità, è convinto di prenotarsi il paradiso, o
quanto meno, crede di pulirsi la sua coscienza! E noi glielo lasciamo credere!
E’ vero o no che glielo lasciamo credere?! E in questo modo che la faccenda non mi piace per niente … Non
vedi che assume tinte losche? Non vedi
che diventa un’estorsione morale.
- Ma
no, non è così! – risponde il Maestro poco convinto – Neanche la carità adesso,
la carità ha sempre fatto del bene!
- Sai
uno non ha voglia di lavorare, e diventa mistico per scroccare! – continua
imperterrito il Poverello.
- Ma
tu non sei uno di quelli, tu non hai mancato in nulla.
- Contro
la mia dignità ho mancato Maestro, non mi sembra giusto che esistano due
classi, quella di chi lavora e quella dei parassiti.
- Parassita!
– esclama il Maestro incollerito e rosso in viso, - Io ho predicato la povertà
e ancora povertà! Perché quando c’è di
mezzo il denaro inevitabilmente c’è la corruzione e il marciume.
- Forse
nel denunciare la corruzione che viene dal denaro, ti sei un po’ confuso, un
conto è la povertà o meglio l’onestà o forse parità, un conto e fare i
parassiti.
- Ma
di meglio – grida il Maestro concitato – cosa si poteva fare?
Tu, per esempio, di meglio cosa
potevi fare?
- Rendermi
utile veramente utile in qualche modo … e soprattutto guadagnarmi il pane,
sempre per via del circolo vizioso! Gli
uomini non sono uccelli: se non seminano e non raccolgono, non mangiano.
- Guarda!
– dice il Maestro visibilmente offeso – proprio da te mi viene la morale.
- Andiamo,
via! – minimizza il Poverello con dolcezza – Tu eri in buona fede solo che ti
mancava un po’ il senso della realtà.
La manna non cade dalle nuvole!
Vedi, - continua con calma il Poverello – Io voglio dire che i l
misticismo non è e non deve essere una professione e, non si può acquisire con
una veste e tanto meno deve vivere della carità altrui. Il misticismo è la parte più nobile del
l’uomo ed è sacrilego offenderla o mercificarla.Io voglio dire che a un tuo
pari non oseresti mai fare la carità!
Caso mai puoi dividere con un tuo pari e, non gli getti gli avanzi come
ad un cane randagio di passaggio; penseresti che fosse mancanza di rispetto,
penseresti di offender la sua dignità.
- Certo,
- dice il Maestro pensoso, - La parte più nobile dell’uomo non può vivere di
elemosine.
Scena N° 13
Roma Colosseo 2013
La sfera di luce è al centro del
Colosseo. L’uomo della Liberazione, sta
sempre lavorando su una facciata della sfera, il Maestro e il Poverello, sono
in piede vicino alla base. Le tribune sono affollate in trasparenza come da
fantasmi, di migliaia di uomini crocifissi ancora vivi che si lamentano e si
dibattono, i loro corpi nudi sono martoriati e infilzati da frecce. Il cielo sembra dipinto di un rosso
scuro.
Il Maestro si inginocchia per
terra e alza le mani verso il cielo.
- Che
razza di pazzie i martiri! – grida il Maestro guardando i crocifissi – Perché
vi fate ammazzare poveri disgraziati?! – dice quasi piangendo, - Per andare
dove? Per testimoniare che cosa? – il
Maestro mette la testa tra le mani e piange. Il Maestro alza la testa e
guardando i crocifissi dice gridando:-
- Io
ormai funziono solo come un grande impero politico ed economico. Non fanno
nulla per le anime.
- Non
agitarti, non ti devi agitare, - gli dice il Poverello commosso.
- E lasciami sfogare! Io ho una di quelle spine qui!! – grida più
forte il Maestro, battendosi un pugno sul petto. – Guarda a cosa si è ridotta la mia dottrina, guarda per che cosa
sono morto, guarda perché cosa sono morti questi idioti!! La storia della
Chiesa da quando ha avuto potere dall’Impero Romano, è una storia di continui
crimini e oppressioni.
Questa
storia continua poi con la più barbara intolleranza, espressa nelle crociate e
in 500 anni di inquisizione, che hanno provocato centinaia di milioni di
assassinati, in nome mio! Io – aggiunge con espressione desolata e con il
pianto in gola. – Io che ho sempre
predicato la tolleranza e la bontà.
Il
Curriculum Vitae della Chiesa, é il più criminale della storia umana!! -
Continua gridando forte, indicando i crocifissi. – Qualsiasi può commettere qualsiasi crimine … basta che un
giorno incontri un prete, e ne viene fuori pulito e bianco più di un giglio, e
ogni volta così, io sono tanto buono!
Io sono morto apposta! Basta
rientrare dentro l’ovile, non ti serve altro … tu quando hai voglia entri;
basta pentirsi dicono, anche in punti di morte. In questo modo però – dice il Maestro con ammarezza – non hai
mica uomini dietro, ma solo porci e pecore!
- Tu
la tua parte di messia l’hai fatta bene. – gli dice l’uomo della Liberazione.
- Ai
miei tempi c’era un senso, – dice il Maestro desolato – ma ora?
- Se
non ci fossi stato tu, forse c’è ne sarebbe stato un altro! Magari peggiore di
te! Forse era un’ evento storico
inevitabile. – gli dice ancora l’uomo come per consolarlo.
Il Maestro è sempre in ginocchio
per terra l’uomo della Liberazione che era sospeso a mezz’aria, è in piedi,
vicino a lui. Dopo qualche secondo.
- E
poi, - continua il Maestro, - contano forse le parole? Vane e chimeriche parole! Qualunque cosa dica un Maestro, viene
fraintesa, viene manipolata o raggirata! …
Il Maestro guarda i crocifissi con
infinita pietà, qualcuno di loro è già spirato.
- Anch’io
quando ci vidi chiaro .. già mi raffiguravo quello che avrebbero costruito alle
mie spalle, stavo lì lì per morire quando ci vidi chiaro! Cosa potevo fare ormai?... Cosa posso fare
ora? – dopo qualche secondo di silenzio continua con più forza – Un uomo può
esprimere le sue idee, il suo pensiero, io non lo nego, ma il modo la
responsabilità! … Certe boiate non si può ripeterle nei secoli in eterno! Mi hanno caricato in un modo! Che uno più megalomane di me non lo trovi
nei libri … Io, - dice angustiato, stavo morendo disperato! Torturandomi come
un fesso, coperto soprattutto d’infelicità! –Sono morto anch’io per nulla! Adesso come rimediare?! Come?! – chiede il Maestro ancora più
prostrato.
Scena N° 14
Ai piedi della Sfera luminosa sopra la collina.
- Vedi.
– dice il Maestro rivolto all’Uomo della Liberazione. – Quando si crede di essere Dio, inevitabilmente si esagera
sempre un po’.
- Penso
che l’uomo si sia creato un Dio, per farne soprattutto il ricettacolo di tutte
le sue inconsce paure. – dice l’uomo con calma senza distrarsi dal lavoro.
- Ah,
certo, - dice il Maestro con enfasi – e hanno costruito Chiese, Cattedrali,
Abbazie e altari d’oro, da costellarne piena la terra, ma ora l’uomo ha meno
paura, e perdendo la paura ha perso la sua spiritualità e il senso sacro della
vita, oggi l’uomo non crede più a niente, non ha più valori! .. E’ solo un pezzo di carne che va in contro
alla sua distruzione. Chissà se potrà
credere ancora in qualcosa.
Dopo qualche secondo di silenzio,
il Maestro dice con desolazione:- Anch’io non credo più a nulla. – e rivolto verso l’Uomo della Liberazione
grida:-
- Tu in che cosa credi?
L’Uomo della Liberazione risponde
con molta calma:-
- Io
credo nella realtà, nell’esistenza, nell’essenza del mio essere, nella natura,
nell’universo eterno e infinito e in tutto quello che mi circonda e,che questa
realtà è senza cause o interventi soprannaturali. E ci credo con grande amore.
- Beh,
in fondo non hai mica torto, anch’io se fossi di questa epoca, avrei creduto a
quello che credi tu. Già – dice il
Maestro pensoso – certo! … almeno … almeno credo, certo che si! - dopo qualche secondo:- Io volevo salvare
l’uomo! - dice con impeto – Io nella mia missione crederti ciecamente, certe
volte però ci sì confonde! Adesso poi
che son passati duemila anni! Io dico
che troppo spesso la buona fede non è che un alibi per farsi pulita la
coscienza! Già con la buona fede
nell’errore puoi ammazzare, ne puoi ammazzare migliaia milioni! Puoi fare guerre e genocidi, in
buonafede! E non solo materiali, ma
anche morali e spirituali. Quante
guerre, quanti genocidi, quanti sono stati assassinati in nome mio in questi
due millenni! Quanti – grida con rabbia
– un milione, dieci milioni, cento milioni!!
Quanti!!!
Il Maestro si getta per terra come
in preda a una crisi epilettica, finita la crisi del tutto spossato, affossa la
faccia nell’erba con il corpo tutto irrigidito. Cristiana allarmata va in suo soccorso prendendo la sua testa tra
le mani, come in una pietà moderna. Il
Poverello preso dal panico si avvicina al Maestro e tremante come una foglia
gli prende le mani.
Dopo qualche secondo il Maestro
riprende conoscenza e apre gli occhi.
- Come
ti senti? – gli chiede il Poverello.
- Mi
sento bene, mi sento bene – risponde il Maestro mettendosi seduto e passandosi
una mano sulla testa.
- Lo
sai che ti fa male arrabbiarti? – gli dice il Poverello.
- Non
è niente, non è niente. – dice il Maestro col viso stravolto – E’ che ne ho
viste troppe in giro! Sono come un
fantoccio tra le mani della follia. E quelle masse da sempre frustrate, quelle
stesse che io volevo redimere, gli passa sempre via da sotto il naso il bandolo
del diritto alla libertà, forse non sanno nemmeno che cosa sia, da tanto che
sono represse manovrate e marchiate fin dal concepimento. E proprio quelle
masse ,si stanno leccando ancora i baffi sopra a una pietanza stantia e
ammuffita, che puzza da quanto è andata a male, ma così magistralmente
confezionata da risultare l’unica possibilità di scelta alla loro portata. E quello che è peggio, è che credono di
scegliere.
Il Maestro tace per un po’, ma è
inquieto. Si passa una mano sulla
guancia, poi sulla barba, poi sotto il mento.
Infine si schiarisce forte la voce e ancora un po’ incerto dice
guardando l ‘uomo della Liberazione.
- Te
ne stai qui tutto da solo! Che deserto
perché non c’è nessuno? Per chi lavori
tu?
- Forse
il gregge è tutto smarrito. – gli dice l’uomo sorridendo.
- Ma
forse invece hanno perso le tracce del sentiero, - riprende il Maestro
concitato – io stesso l’ ho intraveduto a stento. E’ che vi ho seminato sopra un’erba così fitta e resistente.
- Penso,
- dice l’Uomo della Liberazione – che la grande difficoltà delle masse sia
quella di accettare la solitudine del proprio essere, – e soffia via della
polvere color rosso scuro dalla Sfera, e continua sempre calmo - preferiscono credere che fanno parte di un
grande e misterioso sfuggente disegno di natura divina, in fondo l’idea fissa è
quella; che da qualche parte c’è un padrone – padre. Si sentono rassicurati nel pensarlo.
- Perché
tu credi che ci pensino? – chiede il Maestro con un sorriso ironico – Quelli
chissà cosa, hanno in mente! Altro che
la solitudine dell’essere! Quelli non
sanno che il cervello serve per pensare!
E poi supponiamo che lo sapessero, in ogni caso cosa fanno? - continua il Maestro irato – Rifiutano ogni
responsabilità alle ragioni primarie dell’esistenza, negandosi ogni
disponibilità mentale. Loro da soli non
sanno amministrarsi, e allora che libertà pretendono? Loro hanno sempre bisogno di cavezze. Però – dice con rammarico –
l’idiozia umana è una cosa che non smette mai di sorprendermi! L’uomo ha sempre combattuto per liberarsi
dalle schiavitù e dai padroni,e tiene ben stretto quello che insegna a tutti.
Il Maestro alza lo sguardo verso
l’Uomo della Liberazione e dice:-
- Almeno
nella mitologia sussisteva una qualche forma di democrazia della divinità,
invece dopo il mio evento si è verificato un fatto dittatoriale che ha
sviluppato nell’uomo un gravissimo stato di repressione spirituale e
intellettuale!.. Tu per esempio, stai
lavorando sulla Liberazione e qui non vedo un cane in giro!... Io non ti capisco perché lo fai, sta di
fatto che sono qui apposta per te … Non
so – dice il Maestro scandendo le parole, - mi sembri l’uomo giusto tu .. Si sembri proprio quello adatto – dice cauto
sbirciando l’altro per coglierne una qualche reazione. Ma non accade nulla. L’Uomo della Liberazione non fiata. Anche Cristiana guarda l’uomo e si aspetta una reazione, invece niente.
- Insomma!
– dice il Maestro – Penso che sei quello giusto per togliermi le castagne dal
fuoco! Altrimenti accidenti, cosa ci
stai a fare qui?! – gli grida contro inalberato il Maestro.
- Io
penso invece che noi siamo soli con noi stessi nell’eterno infinito, – dice
finalmente l’uomo – e che sulle soglie del nulla perfetto si deflagri ogni
nostro avvicendarsi, perché è nell’ordine di tutte le cose il reale, e ci
compenetra. Noi ci riconosciamo nella nostra
entità individuale, come la mente stessa dell’universo, una mente che aspiri
all’amore eterno e alla bellezza universale.Questo possiamo essere, questo
possiamo fare.
- Ah! Sei troppo tranquillo caro mio, troppo
chiuso! Ti devi smuovere accidenti! Gli idealisti devono avere fretta, più
passione. Tu sei troppo silenzioso! Tu
parli troppo poco! – dice il Maestro esasperato raccogliendo dei ciottoli per
terra e scagliandoli lontano.
- Ogni
pensiero filosofico precede il suo momento storico. – dice calmo l’uomo.
- Le
cose bisogna dirle chiare! Gridarle a
piena voce, coinvolgere le folle!
Sconvolgere tutto! Fare una
rivoluzione soprattutto contro quelli che si sono serviti delle mie parole, per
il loro subdoli scopi di potere sull’uomo.
- Fare
una guerra? – gli chiede l’uomo.
- Certo! E con questo? – incalza il Maestro sempre
più ostinato e bianco dal livore, - forse che nel mio nome loro non hanno
combattuto e massacrato e depredato volgarmente per allargare i confini del
loro impero?... Mi hanno
infangato! Non lo capisci? Mai dico mai! La dignità umana è stata violentata e mortificata in questo modo,
e allora? Tu ti fai tanti problemi,
tanti scrupoli; puoi ben combatterla anche tu la tua guerra, no! … Amen, se ci saranno delle vittime, almeno
questa volta sarà la volta buona!
- Io
non voglio fare da maestro e da messia.
– gli risponde l’Uomo della Liberazione, freddo e composto smettendo per
un istante il suo lavoro. – Io non sono
qui per predicare o convertire – continua – perché supponendo che la verità sia
bianca: per contro la popolarità è sicuramente nera, e in pratica il risultato
sarà una volta ancora grigio, travisato e amorfo.
- Ma
qui bisogna imporsi, si deve fare qualcosa! – dice il Maestro per niente
convinto, gettandosi sopra le spalle il lembo del mantello.
- Che
senso ha – dice l’uomo – che cosa ne farei di milioni di pecore che mi
seguissero passivamente o attivamente, nella stessa identica maniera di come
ieri seguivano un diverso pecoraio?
- Allora,
non mi dai nessuna speranza! – gli grida aspro il Maestro.
- Ecco
il punto dove le dottrine falliscono! – dice l’uomo serio – La verità non è
come il grano che si getta ai polli! E’
il terreno – uomo, che la dovrà concepirla da solo.
- Di
questo passo stiamo freschi! Ah, stiamo
proprio freschi! – dice il Maestro con ironia.
– Tu sei un povero illuso se credi che le cose cambino da sole!
- Non
le cose, noi stessi! – dice l’Uomo della Liberazione, - La nostra concezione
delle cose… D’altro canto ogni
mutamento radicale ha bisogno del suo tempo, l’evoluzione stessa lo
richiede.Inutile forzare.
- Ma
tu, che razza di ideali persegui in questo modo?
- I
miei gli seguo .. Ogni uomo sarà un
filosofo e il maestro di se stesso.
- Figurati,
- dice il Maestro ridendo ironicamente, - tu gli uomini non gli conosci per
niente allora! Ci vuole polso, caro
mio, la strada bisogna mostrargliela in lungo e in largo, e se non basta,
metterceli sopra altrimenti hai voglia di aspettare! Tu proprio non hai idea di come sia fatta l’intera umanità, è
come per certe donne, che per loro la libertà significa fare le puttane!
- Che
cosa cerchi? – dice l’uomo – Vuoi e non vuoi!
Secondo me ti preme soltanto di cambiare quello che sta sopra il trono!
- E
anche se fosse?!! – gli ribatte il Maestro con alterigia, - Ti offro
un’occasione! – i due si guardarono a fondo negli occhi, l’uomo ha lo sguardo
fermo, e fissa gli occhi del Maestro in tono di rimprovero, lo sguardo del
Maestro lo sfida per qualche secondo, poi cede e in tono di dolore, con il
pianto in gola grida:- “Almeno guardati intorno! Ti sei guardato intorno?
Imperversa una decadenza orrenda, cosa succederà …? Non hanno più ideali, i loro feticci sono la
vanità, i soldi e il sesso, e i loro valori umani sono al punto di Sodoma e Gomorra,
lo vedi che ci vuole un vero capo, uno di quelli capace di sfondare questi
orizzonti miseri e privi di significato!...
Perché non fai qualcosa tu!?
- Fare
una nuova religione? – chiede l’uomo – Ancora altari? E’ un male antico il tuo!
- E
tu hai troppa fiducia nell’umanità!
- Forse
ci sarà una catarsi, la rivoluzione totale – dice tranquillo e fermo – l’uomo
immobile e nitido sullo sfondo della Liberazione.
- Ma
tu non hai amor proprio? – urla il Maestro infuriato – Non alzerai un dito
intanto?
- Basta
vitelli d’oro! Basta burattinai che
manovrino la spiritualità dell’uomo …
Viviamo già tutto il disordine delle cattedrali che cadono.
- E
intanto qui va tutto in rovina, vigliacca di una terra! – grida il Maestro
iroso e senza alcun ritegno, e battendo i pugni per terra, grida: - Io sono
stanco vuoi capirlo? E’ tanto che sono
stanco! Vuoi capirlo?!
- Forse
l’uomo rinascerà da queste scorie. –
dice l’Uomo della Liberazione, con un leggero tono di consolazione.
Il Maestro pieno di amarezza e
desolato, si alza in piedi e rimane come impietrito con lo sguardo
assente. Il Poverello gli si avvicina e
con molto garbo e dolcezza lo fa sedere per terra accanto a lui, appoggiandogli
la testa al suo petto.
Cristiana guarda l’Uomo della
Liberazione, e preoccupata gli dice:
- Seguire
un proprio credo non potrebbe essere un comodo mezzo per vivere nell’anarchia
interiore, mascherando l’indisciplina sotto l’egida di principio?
- Vedi
– le dice l’Uomo della Liberazione con calma – un uomo non può barare con se
stesso, lì, col suo animo nudo di fronte a se …. Chi si prende l’impegno di una ricerca interiore, personale e
approfondita sui temi fondamentali dell’esistenza, non credo che lo faccia per
forgiare una copertura ai suoi piccoli, vili e mediocri interessi personali.
- Tu
credi? – le dice Cristiana.
- I
poveri peccatori, quelli che seguono una dottrina a metà concedendosi
spessissimo succulenti evasioni, credono che sia solo una copertura.
- A
chi cerca da solo non può accadere?
- Se
facesse tutto questo per gettarsi del fumo negli occhi, sarebbe uno
sciocco! Gli sarebbe bastato uscire
dalle fila del gregge e rientrarvi al momento opportuno … a seconda che
richiedano, le circostanze, o fosse solo per ottenere il perdono alla fine
.. Sono tutti così. Credono di essere timorati di Dio e pervasi
di buoni sentimenti!.. invece sono solo
una massa informe, apatica in realtà, in costante attesa di risoluzioni, cieca
e brancolante!
- Tu
perché sei qui? Le chiede l’uomo
- Non
so più dove andare, l’umanità e ammalata gravemente, le cattedrali sono cadute.
– le risponde Cristiana desolata.
- Riesci
a vedere la Liberazione? Ora il mio
lavoro è finito.
- Vedo
solo un banco di nebbia luminoso. – dice Cristiana.
L’uomo le si avvicina e le slaccia
dal corpo i fili da marionetta. Mentre slaccia i fili, Cristiana vede la nebbia
dissolversi, il suo viso si illumina di luce e di un stupore estatico.
- Ora la vedo! La vedo! – esclama raggiante.
-Vedo tutto l’infinito Universo. Vedo e sento tutta la Verità e la
Conoscenza. Vedo e sento l’Amore, tutta l’Arte e la Poesia. Sento la Musica più
sublime, e mi sento parte del Tutto.
Il Maestro e il Poverello si
girano a guardare la sfera che pulsa di luce.
Il Maestro pochi attimi dopo guarda l’uomo e, riconosce nel volto
dell’uomo, sé stesso.
La sfera di luce pulsando si
ingrandisce sempre più, assorbendo in sé, tutti quanti.
Fine
Cenni
Biografici di Denis Diderot
Denis Diderot nasce il 5
Ottobre 1713 a Langres, una piccola città della Champagne a 250 Km. da Parigi e
160 Km. da Reims. Suo padre Didier un artigiano coltellinaio, fabbricante anche
di eccellenti ferri chirurgici, continuava la secolare tradizione di famiglia di questo lavoro. Sua
madre era Angélique Verignon , figlia di mercanti e conciatori di pelli di
antica data.
I Diderot e i Verignon, erano
una famiglia benestante, molto Cattolica e legata alle tradizioni , e contavano
tra i loro avi molti abati e suore. Il piccolo Diderot crebbe con questo tipo
di educazione frequentando a 10 anni il collegio dei Gesuiti di Langres con
molto profitto, a tale proposito scriverà: “ Succhiai il latte di Omero,
Virgilio, Orazio, Terenzio, Anacreonte, Platone e Euripide, diluito con quello
di Mosè e i Profeti Biblici.”
I suoi studi continuarono presso
il collegio dei Gesuiti, Louis le Grand di Parigi laureandosi nel 1732
all’Università di Parigi come: Maìtre dès Arts.
Contro la volontà del padre
patriarca Didier, che voleva che il figlio si decidesse per una seria
professione; Diderot rispondeva confusamente non sapendo cosa fare, , nel
frattempo dava lezioni di matematica , anche se la sua passione per il teatro
lo spingeva verso la carriera di attore, meditava anche di farsi abate.
Solo la passione per la bellezza della sua futura moglie: Annette-
Toinette Champion , lo condusse a vedere chiaro su se stesso, e a preferire le
inclinazione mentali della Natura, a quelle della educazione clericale
ricevuta.
Come succede per certe
eccezionali intelligenze creative, dove la forte individualità si confronta con
il mondo conformista della tradizione sociale governata dalla religione,
trovano proprio in quella educazione religiosa, gli elementi di maggiore
confronto critico, rispetto il mondo naturale e razionale della Ragione; come é
capitato prima di Diderot, a Giordano Bruno e dopo a Nietzsche.
Nel 1742 Diderot
traduce dall’inglese : Grecian History, di Temple Stanyan, e contava
molto su questa prova di lavoro, per convincere il padre di dare il suo
consenso e i mezzi economici, per sposare Annette- Toinette Champion. Suo padre
contrario al matrimonio, minacciava di diseredarlo se non manteneva la promessa
di farsi abate e, lo face rinchiudere a forza nel convento dei monaci. Diderot
fuggiva da una finestra e raggiungeva Parigi con fatica.
Poco dopo si sposava con
Annette, la prima figlia Angélique, portava il nome della madre e di una
sorella suora di Diderot.
Diderot intraprendeva la sua
attività di traduttore, facendo la conoscenza
dei filosofi inglesi, come: F. Bacon, Newton e Loke , e saranno proprio
questi filosofi ad introdurlo nel mondo razionale della logica e della ragione,
e su l’interpretazione scientifica dei fenomeni naturali, come già questi
filosofi avevano influenzato Voltaire; anche se bisogna dire che l’influenza
dei filosofi inglesi, ha avuto uno sviluppo evolutivo nel pensiero dell’ateo
Diderot, mentre è rimasta la stessa nel deista Voltaire.
Nel 1745 Diderot traduce
dall’inglese l’opera di Shaftesbury
:”Saggio sul merito e la virtù.” questa opera con riflessioni di Diderot, verrà
pubblicata a Parigi, senza nessuna indicazione sull’autore, e con false
indicazione, risultando essere stata stampata ad Amsterdam. Questo espediente
veniva usato per sfuggire alla censura dominata dal potere clericale, che non si limitava a mettere al rogo il
libro, ma imprigionava tutti i suoi esecutori.
Dal 1743 al 1745, Diderot
traduce dall’inglese il: Dizionario Medico di Robert James,
Nel 1746, scrive la sua prima
opera i : “Pensieri Filosofici”, il libro che fa parte della letteratura
deista-atea, verrà pubblicato clandestinamente nel 1756, e sarà condannato al
rogo da Parlamento di Parigi.
Nel 1747, scrive: “La
passeggiata dello scettico”, con
riflessioni decisamente atee, dove colloca i liberi pensatori nel tranquillo
viale dei castagni, mentre i religiosi sono nel viale delle spine.
Nel mese di ottobre il
libraio e stampatore Le Breton affida a Diderot e a D’Alembert la direzione
dell’Enciclopedia, un’opera molto più vasta e più ricca, di quella pubblicata a
Londra nel 1728, che dal progetto iniziale doveva essere solo tradotta dall’inglese al francese.
L’Enciclopedia, secondo
Diderot, doveva avere una nuova concezione del mondo, in contrasto all’idea
metafisica e teologica, liberando l’essere umano dall’imbroglio religioso, del
pensare comune.
Diderot si impegnerà per
questa opera di rinnovamento sociale dal 1746 al 1772 , mentre d’Alembert
abbandonerà l’Enciclopedia 7 anni prima, per contrasti economici con lo Le
Breton.
Diderot molto amareggiato e
deluso da come è stata trattato lui e la sua Enciclopedia, scriverà a Caterina
II di Russia: “Ho lavorato quasi trent’anni a questa opera. Di tutte le
persecuzioni che si possono immaginare, non esiste nessuna che io non abbia
subito. Ho rischiato di perdere l’onore, i miei beni e la libertà. I miei
manoscritti circolavano nascosti da un luogo all’altro, e si è tentato più
volte di sottrarli. Ho passato notti insonni con il pericolo di essere
imprigionato. I miei amici mi consigliavano di espatriare. L’Enciclopedia è
stata proscritta e io stesso minacciato nella persona, da vari editti del Re, e
dai vari decreti del Parlamento.
I miei nemici sono stati la
corte, il clero, la polizia e la magistratura, e tutto il popolo influenzato.
Uno stampatore infame ha
mutilato 10 volumi e bruciato i manoscritti .”.
Diderot, tenterà di proporre
a Caterina II, di lavorare per alcuni anni con i suoi collaboratori, per la
pubblicazione dell’Enciclopedia senza censure, ma purtroppo Caterina II non lo
accontenterà.
E’ davvero paradossale che Encyclopédie, che è l’opera più
rappresentativa dell’Illuminismo Europeo, sia in realtà un’opera mutilata
e censurata, molto lontana da come Diderot la voleva.
Nel 1749, Diderot stampa
clandestinamente la : “ Lettera sui
ciechi ad uso di coloro che vedono.”
In questo saggio sviluppa una
teoria materialista, alla teoria della creazione divina del mondo, viene
contrapposta una teoria evoluzionistica della trasformazione continua della
materia, che anticipa Darwin. Diderot invia a Voltaire la “
Lettera sui ciechi ad uso di coloro che vedono.” in questa occasione inizia
il rapporto amichevole dei due scrittore, anche se Voltaire deista critica la
tendenza ateista del saggio.
Il 24 luglio dello stesso
anno, Diderot dopo avere subito una perquisizione nella sua casa dalla polizia,
viene arrestato e imprigionato nel torrione di Vincennes. Interrogato Diderot
nega di essere l’autore della “ Lettera
sui ciechi ad uso di coloro che vedono.” ma poi confessa, e fa ammenda di
non scrivere più cose contrarie alla religione. Sotto la pressione degli
editori dell’enciclopedia alle autorità, Diderot verrà liberato nel Novembre
dello stesso anno.
Intanto la detenzione nel
carcere di Vincennes gli procura la fama. Anche se Diderot rimane molto provato
dalla cattiva esperienza.
Nel mese di Giugno del 1751
esce il primo volume dell’ Enciclopedia,
nonostante sia stata molto censurata, i Gesuiti attaccano l’opera e accusano
Diderot e D’ Alembert di avere seguito il sistema razionale e scientifico di
Francis Bacon, favorendo la religione
della Natura in contrasto con la dogmatica religione Cristiana rivelata. I
Gesuiti riescono a far vietare da un decreto reale, la vendita e la
pubblicazione dell’opera.
Gli editori disperati
influenzano Madame de Pompadour sui valori culturali dell’ Enciclopedia, e fortunatamente nel frattempo i Gesuiti vengono in
contrasto con il potere reale . Così gli editori ottengono il permesso di
pubblicazione e di continuare l’opera, a condizione che non si parli di
religione o di potere politico. Per garantire queste condizioni, vengono
affidate alla revisioni degli scritti, tre censori teologi. Nonostante questi
censori, Diderot farà in modo che l’Enciclopedia
mantenga la sua identità.
Nel 1752, diderot pubblica
clandestinamente e anonimi, i Pensieri
sulla interpretazione della natura.
Un saggio che onora il metodo
scientifica della ricerca della verità delle cose, in linea con il Novum
Organum di Francis Bacon.
Nel 1755, Diderot inizia il
suo rapporto d’amore con la donna della sua vita, Sophie Volland, una donna
molto diversa dalla moglie Anne-Toinette Champion, per la quale erano molto più
importanti le cose pratiche della vita quotidiana e il benessere materiale, che
gli ideali del marito.
Sophie Volland, fu molto
importante per la vita di Diderot, perché in lei ha trovato non solo il vero
amore, e il profondo significato di questo sentimento, ma anche una amica
confidente che darà benessere e sicurezza, e un senso profondo alla sua vita,
come si nota dal ricco epistolario avuto con Sophie, per oltre 20 anni.
Nel 1757, dopo l’uscita del
sesto volume dell’ Enciclopedia, Diderot
che non ha mai perso il suo vivo interesse per il teatro, pubblica: Il figlio
naturale, e un anno dopo pubblica : Il padre di famiglia.
Il teatro di Diderot è
fondato sul valore primario dell’individuo, indipendentemente se ha avuto
natali aristocratici o borghesi. In questo si delineano le qualità dell’ideale
democratico, in contrasto con quelli della aristocrazia del suo tempo.
Il 1759, sarà l’anno della
grande crisi dell’ Enciclopedia. Dopo
la pubblicazione del saggio: Sullo Spirito, di Helvétius, opera decisamente
materialistica, il clero con il governo, ha voluto abbinare e dare la
responsabilità del saggio di Helvétius, considerato sacrilego, al principale
direttore dell’Enciclopedia Diderot,
considerando anche l’Enciclopedia, un’opera
blasfema, decretando la sua messa al rogo.
Anche il Papa Clemente XIII,
metterà l’Enciclopedia, all’indice,
esortando i fedeli che fossero in possesso dei volumi dell’Enciclopedia, di consegnare questi volumi ai vescovi locali, perché
si occupassero di farli bruciare senza indugio.
Dopo questi fatti e anche per
contrasti economici con gli editori, D’Alembert, il principale e prezioso
collaboratore di Diderot, si ritirerà dalla direzione dell’Enciclopedia.
Diderot rimasto solo a
condurre l’immensa opera, continuerà in clandestinità, lottando senza timori
contro l’oscurantismo del potere.
Nel 1760, Diderot scrive: La Monaca, si tratta di una denuncia
contro le comunità religiose dei conventi, dove dalla pretesa vita innaturale
di “santità,” insita del ritiro dai mali dal mondo; produce invece un universo
di perversioni sessuali e di crudeltà senza pari, proprie di chi è artefice e
vittima del male.
Da ricordare che la sorella di Diderot Angélique, è morta pazza in convento.
Il convento, diventa anche un modo di seppellire vive quelle donne provenienti da nobili famiglie, le quali non desiderano intaccare i loro patrimoni con dispendiosi assegni dotali alle figlie, per trovare mariti dello stesso rango.
Oppure come nel caso della
protagonista del romanzo Suzanne Simonin: per eliminare dalla società figlie
nate da relazioni adulterine.
Nel 1761, Diderot incomincia
a scrivere il romanzo satirico: Il nipote
di Rameau. In questo romanzo il nipote del grande musicista, inventa
stratagemmi geniali per poter essere il parassita apprezzato, che lusinga la
vanità della classe dominante; Diderot vuole denunciare la decadenza della
società del suo tempo, dove l’intelligenza e la creatività, vengono umiliate
essendo al servizio della desolante convenienza personale.
Il romanzo sarà finito nel
1777, e l’opera verrà pubblicata in Francia solo nel 1823.
Dal 1765 al 1767, Diderot
scrive: Saggi sulla pittura, che
verrà pubblicato nella “ Correspondance Littéraire” dell’amico Grimm.
Diderot intende l’arte come
un mezzo di evoluzione della società, dove la realtà viene rappresentata tenendo presenti i valori
universali dell’uomo, al suo progresso
per la conoscenza per mezzo della logica della Ragione, poetizzata e
idealizzata dalla sublimazione della Natura e della Vita.
Nel 1769, Diderot si impegna
a sintetizzare la sua filosofia scrivendo: Il
sogno di D’Alembert. Diderot per mezzo del sogno del suo amico, che si
esprime in un chiaro materialismo razionale, desidera esprimere l’istintiva
qualità della sua mente evoluta, che interpreta la Natura come un susseguirsi
di processi vitali, che seguono regole chimico-fisiche, indipendenti da
qualsiasi volontà soprannaturale.
Nel 1782, Diderot termina il suo : Saggio sul regno di Claudio e Nerone,
dove Diderot difende le infamanti critiche su Seneca, il quale ha preferito
darsi la morte, che vivere la vita agiata della corruzione.
Nel 1783 muore il suo caro
amico D’Alembert, nel febbraio del 1784, muore la sua amata Sophie Volland.
Diderot che vedeva la vita come un meraviglioso sogno di felicità,
per mezzo della Conoscenza, e che percepiva la morte come un lieto processo di
Libertà, necessario all’Eternità della Natura.
Morirà senza accorgersi, come
scrive la figlia Angélique: “Il Sabato 31 luglio 1784… si mise a tavola, mangiò
una zuppa, del montone bollito e della cicoria; prese una albicocca che mia
madre voleva impedirgli di mangiare << Che diavolo vuoi che mi faccia
?>>. La mangiò, appoggiò il gomito alla tavola per mangiare della
marmellata di ciliegie, tossi leggermente. Mia madre gli domandò qualcosa e,
siccome non rispondeva, gli sollevò la testa per guardarlo: era morto.
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